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Cos'è

Sono attività criminali volte ad ottenere il pagamento periodico di una certa somma di denaro in cambio della "protezione" e nel prestarne a chi si trova in situazione di estremo bisogno pretendendo interessi altissimi. In linea tutte le attività di contrasto che si realizzano attraverso il Commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, gli U.T.G., le Forze dell'ordine; ma anche enti locali, associazioni e fondazioni. Un numero verde per aiutare quanti si trovano in difficolta'.
Il Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura Al tuo fianco contro il racket e l'usura In queste pagine troverai informazioni e strumenti utili per conoscere e per spezzare la spirale del racket e dell'usura.

Che cosa è il racket

Il racket, o "pizzo", è un'attività criminale generalmente volta ad ottenere da un operatore economico il pagamento periodico di una certa somma in cambio dell'offerta di "protezione" da una serie di intimidazioni che, in realtà, è lo stesso proponente a mettere in atto. Il racket si concentra nel Sud, dove la criminalità mafiosa e camorristica condizionano storicamente la vita e la sicurezza di molti cittadini e ne limitano la libertà d'impresa e di sviluppo; ma negli ultimi tempi il fenomeno si è esteso ad altre regioni del Paese. E proprio dai luoghi in cui è nato e cresciuto, è partita la rivolta contro il racket.

Le dinamiche del fenomeno

Il pizzo è rivolto in genere ad operatori economici o a chi detiene la proprietà di un'azienda (negozio, cantiere, fabbrica) che produce reddito. Prima di giungere alla richiesta esplicita, e per essere certo che la risposta della vittima sarà positiva, l'estorsore applica una strategia di minaccia e intimidazione che ha il fine di spaventare l'operatore economico (senza tuttavia annientarlo: se lo fosse, non sarebbe più per il criminale una fonte di reddito). Le minacce sono graduate, a seconda della minore o maggiore resistenza di chi viene preso di mira, e puntano ad impaurirlo facendogli capire quanto sia "insicuro" e in pericolo. Infine, arriva il momento in cui l'estorsore si manifesta chiaramente per offrire "protezione". Piegarsi alla paura e pagare vuol dire imboccare una strada che può condurre alla perdita della propria libertà, non solo imprenditoriale: cedere la prima volta può predisporre a successivi cedimenti (acquistare prodotti solo da certi fornitori segnalati, assumere qualcuno debitamente raccomandato, ecc.) che possono, col tempo, sconfinare in veri e propri comportamenti illegali, fino a trasformare l'iniziale vittima dell'estorsione in un soggetto più o meno coinvolto nel sodalizio criminale. Non cedere e ribellarsi non solo è giusto ma, oggi, è anche conveniente. Perché chi si oppone al racket può contare, da una parte, sul sostegno delle istituzioni e delle leggi dello Stato e, dall'altra, sulla forza dell'associazione con altri operatori economici che hanno, anch'essi, deciso di ribellarsi. Grazie a questa collaborazione, negli ultimi tempi l'azione di contrasto del racket ha messo a segno importanti risultati.

Il sostegno dello Stato

Lo Stato ha sostenuto e incoraggiato l'attività delle associazioni antiracket. Non solo, ha aggiunto all'azione di tutela della sicurezza personale svolta dall'associazionismo antiracket, una garanzia fondamentale per chi decida di opporsi al racket: quella della sicurezza economica. A tal fine il Parlamento ha adottato, nell'arco dell'ultimo decennio, una serie di norme basate sul principio di risarcire tutti coloro che abbiano subito danni a causa di attività estorsive, per aver deciso o di collaborare con le istituzioni per combattere il racket, o di smettere di pagare il "pizzo". Primo strumento per l'attuazione di tale principio, l'istituzione del Fondo di solidarietà per le vittime del racket (poi unificato con quello per le vittime dell'usura), grazie al quale chi abbia subito, per essersi opposto agli estorsori, danni alla persona alla propria impresa può ricevere, a titolo di risarcimento, un'elargizione che gli consenta di riprendere l'attività. Il Parlamento ha quindi approvato la Legge n. 44 del 23 febbraio 1999, "Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura", ampliando cosi' la tipologia delle vittime del racket e dei danni ad esse risarcibili, e assicurando tempi rapidi nell'erogazione dei contributi.

Una nuova fase nella lotta al racket

Con l'approvazione della Legge 44/1999, la pubblicazione del regolamento di attuazione, l'insediamento del nuovo Comitato e i primi risultati conseguiti nell'applicazione della nuova normativa, si sono create le condizioni per l'avvio di una nuova fase nella lotta al racket. Una decisiva innovazione sta nella composizione del Comitato di solidarietà per le vittime dell'estorsione e dell'usura, al quale sono chiamati a partecipare in misura maggioritaria i rappresentanti delle associazioni antiracket e antiusura e delle associazioni di categoria. Dall'entrata in vigore della Legge sono stati concessi alle vittime di estorsione € 35.937.363,62. Si è inoltre consolidata la sensibilità istituzionale, sia al centro sia in periferia, e si è collaudata e sempre più estesa l'esperienza associazionistica.

Che cos'è l'usura

L'usura è un male antico, che da sempre accompagna la storia dell'uomo, e consiste nello sfruttare il bisogno di denaro di un altro individuo per procacciarsi un forte guadagno illecito. Alla base di un rapporto usuraio c'è, dunque, da una parte la necessità di denaro e, dall'altra, un'offerta che, a chi si trova in difficoltà, può apparire come un'immediata possibile soluzione. L'usura è un reato che consiste nel concedere un prestito ad un tasso d'interesse superiore al cosiddetto "tasso soglia", che si calcola aumentando del 50% il tasso effettivo globale medio (TEGM) relativo ai vari tipi di operazioni creditizie, rilevato ogni tre mesi dal Ministero del Tesoro e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Un uso responsabile del denaro

Chiunque, si tratti di un operatore economico o di un singolo, può trovarsi in una difficoltà finanziaria. All'origine può esserci una causa esterna, improvvisa e imprevedibile, oppure un errore di valutazione. Nel caso di un operatore economico, l'errore può consistere nel puntare all'espansione di un'attività in un settore o in un momento sbagliato, oppure nel decidere di intraprenderne una nuova senza avere la liquidità sufficiente. Nel caso di un singolo o di una famiglia, l'errore può nascere dall'incapacità di mantenere un giusto equilibrio fra reddito e consumi, che porta a spendere più di quanto si guadagna e a vivere al di sopra dei propri mezzi. Qualunque sia la causa di una difficoltà economica, ciò che conta è affrontarla nel modo giusto, con il buon senso e la ragionevolezza. Comunque, la cosa migliore è abituarsi ad un uso responsabile del denaro.

Dov'è l'usura

L'usura è diffusa in tutta Italia, anche se il fenomeno risulta più marcato nel Sud rispetto al Nord del Paese. Lo indica il numero di denunce presentate all'autorità giudiziaria che, tuttavia, non danno una misura attendibile della reale entità del problema. La maggior parte dei casi di usura continua a rimanere sommersa, e anzi negli ultimi anni il numero delle denunce risulta in diminuzione. La ragione di questo non va tanto ricercata nella "paura" da parte di chi subisce l'usura: negli stessi anni, il numero di denunce per estorsione, rivolte quasi sempre ad esponenti della criminalità organizzata (e quindi più rischiose per il denunciante dal punto di vista della sicurezza personale), è aumentato. E d'altra parte, l'esperienza dimostra che chi alla fine denuncia l'usuraio, solo molto raramente ha subito conseguenze per la propria sicurezza personale: quando violenza c'è stata, si è avuta quasi sempre all'interno del rapporto d'usura. In realtà ciò che pesa in modo decisivo, e dà forza al rapporto fra usurato e usuraio, è la convinzione in chi subisce l'usura di non avere comunque alternative alla propria situazione: solo l'usuraio, al momento del bisogno, lo ha "aiutato"; e anche se man mano gli toglie il patrimonio e la serenità, l'usuraio può, comunque, "dargli" ancora qualcosa. Magari ulteriore denaro, in cambio dell'ennesimo assegno che nessun altro più accetta… È una spirale perversa, che soltanto la vittima può spezzare, denunciando l'usuraio. In questo modo riacquista la propria indipendenza. E ricomincia a vivere.

Uscire dall' isolamento e dalla solitudine

Chi si trova in difficoltà, alla disperazione per vedere a rischio la propria attività e il benessere della propria famiglia, aggiunge spesso un senso di fallimento e di vergogna per il giudizio che lui stesso dà delle proprie capacità. Forse ha commesso degli errori nel valutare le possibilità della propria attività, o nel decidere nuovi investimenti, o nel puntare su un'espansione imprenditoriale che non si è realizzata. Ma non deve sbagliare ancora, accettando la soluzione offertagli dallo strozzino: deve trovare invece la forza di uscire dall'isolamento e dalla solitudine, parlare della propria situazione con chi gli è vicino, chiedere aiuto alle associazioni presenti sul territorio, che sono pronte a dargli assistenza. Così facendo, egli allontanerà il rischio di diventare vittima dell'usura.

L' usurato: una vittima

Chi finisce nelle mani dell'usuraio commette un grave errore. E, prima o poi, si accorge di aver imboccato una strada senza uscita. Ma per quanto abbia sbagliato, l'usurato è comunque una vittima, che può trovare solidarietà e aiuto affinché denunci l'usuraio e diventi, così, l'artefice della propria liberazione. Le Fondazioni antiusura, il volontariato, le parrocchie, gli sportelli antiusura degli enti locali, le associazioni di categoria, i sindacati, le associazioni di difesa dei consumatori, possono offrire un valido sostegno. Anche qualche banca ha costituito fondi di prevenzione antiusura. E la recente normativa approvata dal Parlamento fornisce strumenti concreti ed efficaci sia per aiutare chi è in difficoltà ad evitare il ricorso all'usura, sia per aiutare la vittima dell'usura ad uscire dalla sua situazione.

Le associazioni antiracket

Le associazioni antiracket rappresentano un modello di organizzazione degli operatori economici che, dopo dieci anni di vita, appare ampiamente collaudato. Esse svolgono tre funzioni fondamentali:
vincere la solitudine di chi è oggetto di estorsione. Quando è sola, la vittima ha sempre più paura. Se invece può condividere con altri i propri sospetti, timori, preoccupazioni, se si associa con altri operatori economici, si sente più sicuro e diventa più forte. Sconfiggere la solitudine significa dare un colpo mortale al racket;
operare un raccordo fra le vittime del racket e le istituzioni. In un campo in cui l'attività di contrasto del fenomeno non può avere successo senza un ruolo attivo delle vittime, un soggetto capace di svolgere un'opera di mediazione è indispensabile. Inoltre, grazie al rapporto fra associazioni antiracket e istituzioni, si può ottenere il massimo risultato con il minimo livello di esposizione individuale;
garantire una valida prospettiva di sicurezza. Grazie alla natura collettiva della denuncia promossa dalle associazioni, il singolo è salvaguardato dai rischi di rappresaglia
La Legge 44/1999 prevede che le associazioni e organizzazioni di assistenza alle vittime del racket siano iscritte in un apposito elenco tenuto dalla Prefettura della provincia in cui operano.
Anagrafica dell'Ente
Comune di Castel San Pietro Terme
Piazza XX Settembre 3
40024 Castel San Pietro Terme (BO)
Tel. 051.69.54.154 - Fax 051.69.54.141
email (PEC): comune.castelsanpietro@cert.provincia.bo.it
Partita IVA: 00514201201
Codice Fiscale: 00543170377
Cod. catastale C265

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Crediti
I contenuti di questo sito sono a cura dell'Ufficio stampa e dell'ufficio URP del Comune di Castel San Pietro Terme.
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Pubblicato nell'aprile del 2015
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