«Ecco come ho contribuito a trovare i tre castellani ritratti nella foto con il soldato Adler»

Pubblicata il 30 dicembre 2020 | News

La storia ormai la conoscono tutti, nelle ultime settimane ha fatto furore nel web e su giornali, radio e televisioni: il 96enne Martin Adler desiderava rivedere tre bambini con i quali si era fatto una foto nel '44, quando da soldato aveva combattuto lungo la Linea Gotica. Grazie alla figlia che aveva postato quella foto sui social e alle ricerche e al passaparola che ne sono scaturiti, Adler ha potuto rivedere in collegamento video Bruno, Mafalda e Giuliana Naldi, che oggi hanno rispettivamente 83, 82 e 79 anni e vivono proprio a Castel San Pietro Terme.
Per ben due volte nei giorni scorsi l'Amministrazione Comunale ha ospitato i tre castellani, che sono stati intervistati nella sala del Consiglio comunale per due diverse trasmissioni Rai, “Che succ3de?”con Geppi Cucciari e “I fatti vostri” con Giancarlo Magalli.


I tre fratelli castellani intervistati dalla troupe del programma di Rai 3 "Che succ3de?" il 17 dicembre nella sala del Consiglio comunale

Ma c'è una parte della storia che non è stata ancora pubblicamente raccontata.
Nei giorni scorsi Andrea Brini, appassionato di storia locale, ha contattato il Comune di Castel San Pietro Terme sulla pagina facebook istituzionale, offrendo di spiegare come aveva contribuito a far ritrovare i tre fratelli castellani, riuscendo a datare e a localizzare correttamente la foto scattata 76 anni fa. 

Dopo un attento studio dei ruolini di marcia e dei documenti, insieme al giornalista Matteo Incerti che gli aveva chiesto aiuto, è giunto alla soluzione grazie a un'informazione che gli aveva dato anni fa suo nonno materno, Raffaele Accarisi, nato nel 1935 a Castel San Pietro e morto nel 2015, e che all'epoca dei fatti abitava ai “Casetti”, una località di 6 case vicino a Villa Ruggi (tuttora esistente), che dal '44 al '45 era stata sede del Comando tedesco, in via Montecalderaro, sotto il torrente Quaderna.
«Considerato che la foto era stata scattata fra fine settembre e ottobre '44 – spiega Andrea Brini -, attraverso lo studio delle cartine e degli articoli abbiamo ricostruito tutta l'avanzata del Battaglione 339 che andava verso la Valle dell'Idice e, giunto a Monterenzio, avanzò fino a Monte Iano, Ca' del Vento e Montecuccoli, dove c'è il Farneto. A fine ottobre '44 il Battaglione era dunque a Montecalderaro e vi rimase fino a novembre. Mio nonno, che accompagnavo sempre nei boschi alla ricerca di reperti della Seconda Guerra Mondiale, mi diceva sempre che i soldati americani arrivavano tutti infangati, invece nella foto Adler era pulito, quindi si doveva trovare molto prima di Monte Grande, fra Monterenzio e Montecalderaro, e la fotografia doveva essere stata scattata verso il 15 ottobre».


Nella foto a sinistra Andrea Brini con un reperto bellico, nelle altre due foto il nonno materno Raffaele Accarisi, scomparso nel 2015

Ci sono altre ricerche in cui è stato impegnato e che sono andare a buon fine?
«A dicembre 2008 sopra Monte Grande ho trovato la piastrina di un altro soldato americano che faceva parte della 85° Divisione Custer, Battaglione 339 Fanteria, ma Compagnia I, mentre Martin Adler era della D – aggiunge Andrea Brini -. Si chiamava Robert F. Motter, era un sergente e fortunatamente sulla piastrina c'era scritto anche il nome della moglie, Virginia E. Motter, che abitava a Indianapolis ed era nato nell'Ohio. All'epoca non c'era facebook, quindi ho fatto ricerche negli archivi di Stato americani tramite Google e ho scoperto che aveva ottenuto la medaglia Silver Star il 19 febbraio 1945 su Monte Grande, dopo aver salvato 4 suoi commilitoni dai tedeschi. Poi ho contattato l'ambasciata statunitense in Italia e ho saputo che era tornato a casa e non era morto. A quel punto, trattandosi di una persona vivente, per motivi di privacy, ho dovuto interrompere la ricerche. Ma ci sarebbero tante altre storie da raccontare. Ad esempio, ho trovato anche una piastrina molto rara con foto, che apparteneva a un'infermiera donna aggregata all'unità americana. E sono appassionato anche della Prima Guerra Mondiale, ho trovato reperti che oggi sono conservati dentro i musei». 


La piastrina e la medaglia Silver Star del sergente Robert Motter

Andrea Brini ha abitato a Medicina fino ad aprile 2020, poi si è trasferito a Bologna. La sua passione per la storia locale nasce, oltre che dai racconti del nonno materno, anche da quelli del nonno paterno, che aveva combattuto in Russia.

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