«Cari cittadini, dall'ultimo aggiornamento dell'Azienda Usl di Imola – analizza il sindaco Fausto Tinti – abbiamo ricevuto la notizia dell'incremento del numero dei residenti a Castel San Pietro Terme risultati positivi al Covid-19: 4 nuovi casi nella sola giornata di ieri, per un totale di 16 dall'inizio dell'epidemia».
«Quello che sembra un improvviso aumento dei casi di positività non vi deve spaventare – è l'appello del primo cittadino – perché, come abbiamo imparato anche ascoltando le dirette del commissario ad acta Sergio Venturi, il dato dipende dai ritardi che, in questi giorni di intenso lavoro per gli operatori sanitari, si stanno accumulando nella refertazione».
«Sono consapevole del fatto che questo sia un periodo di preoccupazione per tutti e che l'ansia aumenta col passare dei giorni – riconosce Tinti –. Ma, fortunatamente grazie all'immediato intervento dell'autorità sanitaria e alla tempestiva messa in campo di tutte le precauzioni per limitare la diffusione del contagio e individuare le persone da isolare in quarantena, la situazione nel nostro comune continua ad essere sotto controllo».
«Per questo – esorta il sindaco – non dobbiamo perdere la fiducia ma continuare a restare vigili, senza dimenticare quali sono le priorità del momento. E cioè fare tutti la nostra parte per limitare il più possibile le occasioni di contatto con gli altri, provando al contempo a restare accanto a chi, invece, ha avuto la sfortuna di contrarlo, questo virus».
«Ecco perché – è l'auspicio – notizie come l'apertura all'interno del nostro Ospedale di Comunità (Hospice e Struttura Residenziale Cure Intermedie) di un intero piano dedicato al ricovero dei pazienti positivi post-acuti che sono stati dimessi dal reparto Covid di Imola, ma che hanno ancora bisogno di accertamenti diagnostici e assistenza, non ci deve allarmare. Anzi ci deve rendere fieri di averlo in città. Non dobbiamo farci prendere dalla paura: i pazienti Covid, così come tutti gli ammalati, non sono né pacchi né colpevoli né dannati. Sono persone che hanno bisogno anche di noi, della nostra cura e attenzione che, in questo momento, se non abbiamo le competenze mediche per aiutarli o se non facciamo parte di associazioni di volontariato o altre realtà con le giuste professionalità socio-sanitarie o assistenziali, possiamo dare soprattutto da lontano».
«Avere cura degli altri – conclude Tinti – significa porre fra noi e loro delle distanze fisiche, che non devono però tramutarsi in distanze emotive o fobie ingiustificate. L'empatia, il mettersi nei panni di coloro che sono stati contagiati, dei loro familiari e del personale che si sta prendendo cura di loro e di cui dobbiamo essere molto orgogliosi e rispettosi, è oggi più che mai l'unica forma di umanesimo necessaria.
Cerchiamo di non dimenticarci chi siamo: figlie, figli, madri, padri, mogli e mariti, nonne e nipoti, sorelle e fratelli, amiche e amici, concittadine e concittadini dei Covid19-positivi. Guardiamo con gratitudine e ammirazione alla loro solitudine, a quella dei loro cari, e all'isolamento che, a volte, si sono addirittura imposti autonomamente. Proviamo a fare nostri i loro sforzi e la loro dignità e liberiamoci da questo schizofrenico individualismo sanitario che rischia di contagiarci, quello sì, come e peggio di questo maledetto virus.
Restiamo uniti, camminiamo uno al fianco dell'altro, seppur distanti, e impegniamoci a fondo: solo così ce la faremo a metterci alle spalle questa pesante e inedita crisi. Una crisi che ci sta cambiando, che ci sta forgiando ad essere persone più forti e solidali e ci sfida a diventare una comunità più forte e solidale».