Non una semplice cerimonia, ma un passaggio che segna una direzione precisa: quella di una comunità che sceglie di investire sull’autonomia, sulla dignità e sui diritti delle persone.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 5 “Inclusione e coesione”, con capofila il Nuovo Circondario Imolese ed è realizzata in collaborazione con i Comuni di Castel San Pietro Terme e Medicina e con ASP Circondario Imolese.
Alla cerimonia sono intervenuti la Sindaca Francesca Marchetti, l’Assessora al Welfare, Volontariato, Scuola e Comunità Educante Katia Raspanti, la referente di Area di ASP Susi Lamieri e Alessandra Cadei, insegnante e amica fraterna di Tina, a testimonianza di un percorso che tiene insieme istituzioni, servizi e relazioni personali.
Il progetto prende forma nell’appartamento di via Albertazzi, riqualificato per garantire elevati standard di sicurezza, accessibilità ed efficienza. L’immobile è stato acquisito dal Comune grazie al lascito testamentario della Sig.ra Argentina “Tina” Bertocchi, insegnante per quarant’anni e figura profondamente impegnata nel volontariato e nell’educazione.
“La Casa di Tina” rappresenta oggi un modello concreto di innovazione sociale, ma anche una risposta attesa da molte famiglie: un luogo che offre non solo uno spazio abitativo, ma una prospettiva concreta di autonomia e futuro per le persone con disabilità.
I percorsi saranno costruiti da équipe multidisciplinari, con il coinvolgimento diretto delle persone e delle loro famiglie, integrando autonomia abitativa, formazione e inserimento lavorativo, nell’ambito dei progetti del “Dopo di noi”.
Nel suo intervento, l’Assessora Katia Raspanti ha evidenziato il valore politico e culturale dell’iniziativa: «Oggi non inauguriamo solo uno spazio, ma affermiamo che i diritti delle persone con disabilità misurano la qualità della nostra comunità. Il gesto di Tina diventa una responsabilità pubblica: costruire inclusione reale, con luoghi, competenze e una visione condivisa.
Questo progetto rappresenta anche una risposta importante per le famiglie, che trovano qui non solo un’opportunità abitativa, ma una prospettiva di futuro e di autonomia per i propri figli. Questi percorsi richiedono tempo, cura, coprogettazione e la capacità di accompagnarli nel tempo. Per questo il nostro impegno è chiaro: non fermarci qui, ma costruire le condizioni perché questa esperienza cresca, si rafforzi e diventi parte strutturale delle nostre politiche».
Tanta partecipazione e testimonianze in ricordo di Tina, anche di ex alunni ed amministratori come Graziano Prantoni. Alessandra Cadei sottolinea come Tina fosse «Una persona che non amava i riflettori, che ha dedicato la sua vita all’educazione e alla comunità, con uno sguardo attento ai più fragili, sempre con discrezione e profonda passione.»
Un passaggio particolarmente significativo è rappresentato dal fatto che il progetto è già in fase di attuazione: l’appartamento è abitato e un percorso di vita autonoma è già iniziato, rendendo questa esperienza concreta e non solo progettuale.
La scelta di svolgere la cerimonia nella Sala del Consiglio comunale ha voluto evidenziare il valore di comunità dell’iniziativa: trasformare un lascito individuale in un impegno collettivo e riconoscere nell’inclusione una priorità dell'agire amministrativo.
Al termine della mattinata è stata appesa la targa commemorativa presso l’appartamento di via Albertazzi, simbolo di un progetto che tiene insieme memoria e futuro.
“La Casa di Tina” si configura così come un’esperienza che va oltre il singolo intervento: un modello di inclusione da accompagnare e rafforzare nel tempo, capace di trasformare un gesto individuale in una politica pubblica.
Come rappresentante di Asp, ha dichiarato Susi Lamieri «L’inaugurazione della Casa di Tina è un traguardo importante per tutta la comunità, soprattutto per i ragazzi e le loro famiglie, protagonisti di un progetto ambizioso che promuove autonomia e inclusione. Qui potranno sperimentarsi nell’abitare, accompagnati da figure educative e sostenuti da una comunità accogliente. Il “Dopo di Noi” si costruisce ogni giorno.”
«Non c’è inclusione senza comunità. E la comunità si costruisce attraverso alleanze e fiducia: tra le istituzioni, tra i servizi, con le famiglie, ma anche con chi condivide questi spazi, a partire dai condomini. È da qui che nasce una comunità vera: quando ci si fida e quando ciascuno si sente parte di una responsabilità comune. L'inclusione non è una storia già compiuta, ma una responsabilità che inizia oggi», ha concluso la Sindaca Francesca Marchetti.