Soddisfazione per l’interesse e l’apprezzamento ricevuti dalla mostra “Lamiere” dell’artista Bruno De Angelis che si è conclusa domenica 13 allo Studio d’Arte FC del Centro Boschi-Cermasi di Castel San Pietro Terme (via Tanari 1445/B).
L’esposizione, curata da Anna Boschi e Sandro Malossini e patrocinata da Comune e Pro Loco di Castel San Pietro Terme, era stata inaugurata un mese fa alla presenza, accanto all’artista e ai curatori, della sindaca Francesca Marchetti e dell’assessora al welfare Katia Raspanti.
«Siamo sempre felici di ospitare in città mostre di questo livello – ha dichiarato la sindaca Francesca Marchetti – perché eventi come questi arricchiscono la nostra comunità e contribuiscono a mantenere viva la città. È fondamentale continuare a organizzare iniziative culturali e occasioni di incontro per tutti. Un sentito ringraziamento va agli organizzatori, che con il loro impegno e la loro passione rendono possibili momenti di così grande valore per la nostra città».
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All’inaugurazione e nel corso delle quattro settimane di apertura la mostra è stata visitata da numerose persone, molte provenienti da Bologna, fra cui ex allievi dell’Istituto d’Arte in cui ha insegnato De Angelis, e anche da Ravenna.
«Nonostante le condizioni meteo piovose nel fine settimana dell’inaugurazione abbiano fatto desistere alcuni dal venire a Castel San Pietro Terme – afferma Bruno De Angelis -, sono stati molti i visitatori che hanno potuto apprezzare il mio lavoro negli spazi dello Studio FC, messi a disposizione da Anna Boschi. Alcuni lo conoscevano già, anche perché una parte delle opere era stata esposta due anni fa in Regione, nella sede dell’Assemblea legislativa. Il mio prossimo impegno sarà la partecipazione a una mostra collettiva a Norimberga».
La mostra “Lamiere”
«Acciaio, sughero, poliuretano, cartone, bitume, aniline, legno sono i vari materiali che costruiscono il mio lavoro di luoghi e figure – spiega l’artista -. Le figure umane, stilizzate in angoli e curve, raccontano di coppie nella loro unione: attimi, frammenti di vita amorosa, emozioni in sintesi di sagome, in lamiera, tra spigoli ed ombre.
Già un lontano sguardo mi portò negli Anni Ottanta a vedere nell’etrusco Sarcofago degli Sposi la presenza del passato, evocata più volte nelle mie opere dal suggestivo richiamo archeologico. Quell’urna che rappresenta una felice coppia di coniugi distesi sul kline ha fatto sì che ne immaginassi la relazione in vita sino ad assurgerla come metafora pop della nostra in sembianze metafisiche. Taglienti sono le relazioni amorose e la luce rifratta dalle lucenti lamiere le rendono un’illusione».